
Nostalgia significa “dolore del ritorno”.
La provo oggi, nel giorno in cui Alexei Navalny avrebbe compiuto 50 anni.
Prima di leggere il suo secondo libro “Patriot”, come molti in Europa, non conoscevo se non a grandi linee la sua storia di oppositore di Putin e la sua lotta contro la corruzione degli oligarchi e funzionari russi.
D’altra parte, dopo la lettura del suo libro postumo, ho imparato a stimarlo non solo come attivista, ma anche per via del suo percorso di maturazione umana e di fede, avvenuto anche attraverso la dura prova dell’avvelenamento prima, e del carcere che lo condurrà alla morte, in seguito.
Un episodio che mi ha colpito, a proposito della sua fede, è quello in cui racconta del sostegno ricevuto dal Vangelo. Nei primi mesi del 2021, Navalny, chiuso in carcere, prima dell’inizio dello sciopero della fame che durò circa un mese poteva tenere con sè solo la Bibbia. Decise dunque di studiare a memoria tutti i 111 versetti del discorso della montagna, contenuto nei capitoli 5,6 e 7 del Vangelo di Matteo.
In questi versetti, Alexei ha trovato la quintessenza delle sue convinzioni, quelle cioè per le quali – e cito – “se significano qualcosa, devi essere disposto a batterti e se necessario a fare sacrifici, e se non sei pronto a farlo, allora non hai convinzioni”.
Dicevo che provo nostalgia nel giorno del compleanno di Navalny, e la nostalgia è un dolore per il ritorno ad un passato che manca. Si tratta di un sentimento da coltivare? A certe condizioni, credo di sì.
Quando, alcuni anni fa, sono stato insieme ad un gruppo di giovani a fare attività con LIBERA, presso uno dei beni confiscati alla mafia, ho visitato un museo della memoria dedicato alle vittime della mafia, non ai carnefici. Lì mi è stato detto: “dobbiamo ricostruire la memoria, affinchè non sia il ricordo dei malvagi, ma dei veri eroi che la storia ci consegna”.
Dunque anche quel museo ispirava nostalgia, ma non di quelle che bloccano nel passato, ma di quelle che spingono la memoria a diventare responsabilità.
Massimo Recalcati, tempo fa ha scritto:
La nostra più alta responsabilità non è allora tanto quella del ricordare, ma quella dell’ereditare ciò che si ricorda, cioè nel dare senso al nostro passato.
…
La memoria storica esige una assunzione di responsabilità che non si limita a narrare quello che è già avvenuto, ma lo deve fare esistere in modo utile alla vita. Era questa una grande questione sollevata da Nietzsche: è la vita che deve servire la storia o è la storia che deve servire la vita?
“Non basta ricordare il passato”, Recalcati, Repubblica, 11/2/2025
È da molto che non scriviamo io e Maco. Ci siamo detti che dovevamo ricominciare. Scrivere diventa, tra le altre cose, un esercizio di responsabilità.
Ho perciò DOVUTO ricominciare oggi, nel giorno del compleanno di Alexei, perchè sentivo questa nostalgia spingere dentro di me, e portarmi ad agire, conseguentemente alle mie convinzioni. Grazie Alexei. Riposa in pace e prendi parte al Suo Regno, che hai voluto cercare qui, su questa terra. Ti vogliamo bene.
Concludo con l’ultima frase di Patriot.
“Non affannatevi dunque per il domani, perchè il domani è perfettamente in grado di prendersi cura di sè. Il mio compito è cercare il Regno di Dio e la sua rettitudine, e lasciare che il buon vecchio Gesù e la sua famiglia si occupino del resto; loro non mi abbandoneranno, e risolveranno tutti i miei grattacapi. Come si dice qui in prigione “si prenderanno i pugni al posto mio”.
dAle