Nov 202018
 

Guai a voi, che aggiungete casa a casa
e unite campo a campo,
finché non vi sia più spazio,
e così restate soli ad abitare
nel paese.

Isaia 5

 

Mi è ricapitato fra le mani il famoso discorso di Bob Kennedy sul Pil, quello in cui diceva:

Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy marzo 1968

 

Ok. È come sparare sulla Croce Rossa.
Penso allo spread e tutti gli strilli che lo accompagnano ad ogni sua puntualissima apparizione. Siamo incatenati a un riflesso pavloviano economico. Niente di nuovo: da sempre i soldi guidano la politica, che oggi tra l’altro si ritrova sempre più serva e in affanno di fronte ad orizzonti economici che la prevaricano e la schiacciano al ruolo di contabile. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale da sempre usano il credito come bastone per influenzare più o meno velatamente alcune politiche dei paesi indebitati.

Ok. Continuiamo il massacro: questa Ue così poco amata dagli italiani, non è forse un misero spettacolo che richiama alla memoria certe riunioni condominiali? E non è forse un continuo tira e molla sui fondi, sui finanziamenti, sui debiti, sui crediti e via dicendo?
Parlate con qualcuno della Unione Europea e vedrete che a ben pochi verrà in mente di associarla alla bellezza di una poesia, alla solidità dei valori (quali?) legati alla famiglia o alla qualità dell’educazione. Lasciamo stare.

Ci siamo talmente focalizzati sulla ricchezza che oramai non produciamo più per consumare ma consumiamo per produrre, in un meccanismo impazzito dove chi è padrone del vapore non saprebbe più, né potrebbe, fermarlo. È “un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo” sostiene M. Fini, e su questo non possiamo che dichiararci d’accordo con lui.

Rimangono aperte due domande: cosa rende una vita degna di essere vissuta? Possiamo essere orgogliosi d’essere italiani?

Maco

Giu 152018
 

 

Dall’altra parte della mano tesa
del petalo della foglia della rosa
dell’aria azzurrina e del nembo
del fulmine sghembo tra la pioggia
tutto è pazienza e attesa
che ribalti la pietra pasquale
il lato tombale delle cose
dall’altra parte il vero disegno
il volto luminoso
il regno il regno il regno.

Bartolo Cattafi – Dall’altra parte

Da tanto ormai associo la Pasqua a qualcosa di profumato, di pulito, di nuovo. È come appunto se tutta la terra si scrollasse di dosso il vecchiume accumulato nell’inverno e riprendesse a sorridere. Fiori, profumi e colori che dalla terra si mischiano all’anima e la spronano a correre con rinnovata energia. Per questo sotto il crocifisso che tengo in taverna ho appeso due farfalle: “profumo di resurrezione” rispondo a chi mi chiede spiegazioni.

Ora ho trovato un articolo dove Ravasi parla di Isaia 26, 14-19: “I morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno: sì, tu li hai puniti e distrutti e fatto svanire ogni loro ricordo…  Di nuovo vivranno i tuoi morti. I cadaveri risorgeranno! Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere. Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre”.

Dice dunque Ravasi: “I metîm, i “morti” dell’apertura del canto, i refa’îm, le “ombre”, che si presentavano nel loro truce e cupo aspetto di defunti per sempre, di nuovo ritornano alla vita. La terra che prima era un sepolcro che inghiottiva e polverizzava il vivente ora si trasforma nella madre terra. Al grembo-tomba della scena precedente si sostituisce un grembo vitale e fecondo.
Sulle ossa degli scheletri e sulla polvere della carne dissolta scende una tal ‘ôrot, letteralmente una “rugiada di luci”: essa rivitalizza quella terra che era stata divoratrice delle creature viventi perché è talleka, è “la tua rugiada”, cioè il principio di vita effuso dal Creatore. Acqua (rugiada) e luce sono simboli divini che vengono effusi sulla nostra mortalità per aprirla alla vita”.

Io trovo fantastica questa immagine di miliardi di microscopiche goccioline luminose che simboleggiano lo spirito divino capace di dare inizio alla resurrezione, la nostra futura resurrezione. E trovo grande la considerazione della terra come grembo vitale e fecondo (come in effetti è ogni terreno vangato e dissodato a primavera, pronto per la semina), non più solo sepolcro.

Ed è per questo che parlando di luci, terra primaverile e profumi mi è sovvenuto che anche Dante, a un certo punto nel Canto XXX  del Paradiso, ha questa visione degli angeli e dei santi simili a scintille di luce e a fiori:

e vidi lume in forma di rivera
fulvido di fulgore, intra due rive
dipinte di mirabil primavera.

Di tal fiumana uscian faville vive,
e d’ogne parte si mettìen ne’ fiori,
quasi rubin che oro circunscrive;

poi, come inebriate da li odori,
riprofondavan sé nel miro gurge;
e s’una intrava, un’altra n’uscia fori.

Fulgore, primavera, faville, fiori, oro, inebriate, odori: è proprio un paradiso, come anticipato dalla visione di Isaia e dalla resurrezione di Gesù.

Maco

Nov 182017
 

 

Sono un uomo di speranza

Sono un uomo di speranza
perché credo che Dio
è nuovo ogni mattina.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Santo
è all’opera nella Chiesa e nel mondo.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Creatore
dà a chi lo accoglie una libertà nuova
e una provvista di gioia e di fiducia.

Sono un uomo di speranza
perché so che la storia della Chiesa
è piena di meraviglie.

Sperare è un dovere, non un lusso.
Sperare non è sognare,
ma è la capacità di trasformare
un sogno in realtà.

Felici coloro che osano sognare
e che sono disposti a pagare il prezzo
più alto perché il loro sogno prenda corpo
nella vita degli uomini.

Léon Joseph card. Suenens

 

Ci sono mattine, mentre percorro la SS per andare al lavoro, dove tutto sembra sia stato lucidato e tirato a nuovo. Sono soprattutto quelle mattine di cieli tersi, prati e boschi bagnati dalla rugiada notturna. Da una parte in lontananza il Resegone e dall’altra il Cornizzolo che velocemente si avvicina. Anche il lago sembra da cartolina ( ops, da selfie). Tutto mi lascia stupito e meravigliato. È bello.

Ieri mi è successo ancora una volta e mi è venuta in mente una breve citazione da La provincia dell’uomo di Elias Canetti: Nell’eternità tutto è inizio, mattino profumato. Sarà così, davvero. Dio sarà nuovo ogni mattina e avremo sempre attorno a noi il profumo degli inizi.

Maco

Ott 122017
 

I surrender myself
Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you, to you

Who really loves me?

You really love me
My beautiful stranger
You really love me
Like I love you

Saybia – I surrender

Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi? / Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare./ È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri./ Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli./ Essi cercano sempre d’evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono… Ma l’uomo che è adombrerà/ l’uomo che pretende di essere… E il Figlio dell’Uomo non fu crocefisso una volta per tutte/ il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte,/ le vite dei Santi non vennero donate una volta per tutte (…). E se il Tempio dev’essere abbattuto /dobbiamo prima costruire il Tempio.

In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Vi sono mani e macchine / E argilla per nuovi mattoni / E calce per nuova calcina / Dove i mattoni sono caduti / Costruiremo con pietra nuova / Dove le travi sono marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non sono pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro.

T. S. Eliot – Cori da La Rocca

 

Sono occhi che temono la morte, questi occhi?
Sono occhi che sprigionano odio, questi occhi?

Lo guardo. È un ragazzo di 26 anni. Di fianco a lui ci sono i soldati che fra pochi secondi lo fucileranno. Eppure ecco un uomo coraggioso e sicuro di quello che lo aspetta di lì a pochi attimi. Un salto nel buio? Dissolversi nel nulla? Tornare al buio da cui siamo venuti?
Prima di essere fucilato dice ai suoi assassini: “Non voglio altro che darvi la mia benedizione affinché Dio non vi imputi la follia che state per commettere”, li benedice e grida “Viva Cristo Re”.

Era un sacerdote, ora è beato. Felice, da Dio.

Maco