Nov 182017
 

 

Sono un uomo di speranza

Sono un uomo di speranza
perché credo che Dio
è nuovo ogni mattina.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Santo
è all’opera nella Chiesa e nel mondo.

Sono un uomo di speranza
perché credo che lo Spirito Creatore
dà a chi lo accoglie una libertà nuova
e una provvista di gioia e di fiducia.

Sono un uomo di speranza
perché so che la storia della Chiesa
è piena di meraviglie.

Sperare è un dovere, non un lusso.
Sperare non è sognare,
ma è la capacità di trasformare
un sogno in realtà.

Felici coloro che osano sognare
e che sono disposti a pagare il prezzo
più alto perché il loro sogno prenda corpo
nella vita degli uomini.

Léon Joseph card. Suenens

 

Ci sono mattine, mentre percorro la SS per andare al lavoro, dove tutto sembra sia stato lucidato e tirato a nuovo. Sono soprattutto quelle mattine di cieli tersi, prati e boschi bagnati dalla rugiada notturna. Da una parte in lontananza il Resegone e dall’altra il Cornizzolo che velocemente si avvicina. Anche il lago sembra da cartolina ( ops, da selfie). Tutto mi lascia stupito e meravigliato. È bello.

Ieri mi è successo ancora una volta e mi è venuta in mente una breve citazione da La provincia dell’uomo di Elias Canetti: Nell’eternità tutto è inizio, mattino profumato. Sarà così, davvero. Dio sarà nuovo ogni mattina e avremo sempre attorno a noi il profumo degli inizi.

Maco

Ott 122017
 

I surrender myself
Into the arms of a beautiful stranger
I surrender myself to you, to you

Who really loves me?

You really love me
My beautiful stranger
You really love me
Like I love you

Saybia – I surrender

Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi? / Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare./ È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri./ Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli./ Essi cercano sempre d’evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono… Ma l’uomo che è adombrerà/ l’uomo che pretende di essere… E il Figlio dell’Uomo non fu crocefisso una volta per tutte/ il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte,/ le vite dei Santi non vennero donate una volta per tutte (…). E se il Tempio dev’essere abbattuto /dobbiamo prima costruire il Tempio.

In luoghi abbandonati / Noi costruiremo con mattoni nuovi / Vi sono mani e macchine / E argilla per nuovi mattoni / E calce per nuova calcina / Dove i mattoni sono caduti / Costruiremo con pietra nuova / Dove le travi sono marcite / Costruiremo con nuovo legname / Dove parole non sono pronunciate / Costruiremo con nuovo linguaggio / C’è un lavoro comune / Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno / Ognuno al suo lavoro.

T. S. Eliot – Cori da La Rocca

 

Sono occhi che temono la morte, questi occhi?
Sono occhi che sprigionano odio, questi occhi?

Lo guardo. È un ragazzo di 26 anni. Di fianco a lui ci sono i soldati che fra pochi secondi lo fucileranno. Eppure ecco un uomo coraggioso e sicuro di quello che lo aspetta di lì a pochi attimi. Un salto nel buio? Dissolversi nel nulla? Tornare al buio da cui siamo venuti?
Prima di essere fucilato dice ai suoi assassini: “Non voglio altro che darvi la mia benedizione affinché Dio non vi imputi la follia che state per commettere”, li benedice e grida “Viva Cristo Re”.

Era un sacerdote, ora è beato. Felice, da Dio.

Maco

Lug 312017
 

 

Ma che è mai la vostra vita?
Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare. 

Giacomo 4,14

Μητηρ γαρ τε με φησι θεα Θετις αργυροπεζα διχθαδιας
κηρας φερεμεν θανατοιο τελοσδε.
Ει μεν κ’ αυθι μενων Τρωων πολιν αμφιμαχωμαι,
ωλετο μεν μοι νοστος, αταρ κλεος αφθιτον εσται
ει δε κεν οικαδ’ ικωμι φιλην ες πατριδα γαιαν,
ωλετο μοι κλεος εσθλον, επι δηρον δε μοιαιων εσσεται,
ουδε κε μ’ ωκα τελος θανατοιο κιχειη.

Di me dice mia madre, la dea Teti dai piedi d’argento,
che due diversi destini mi portano verso la morte.
Se, restando qui, combatto intorno alla città dei Troiani,
è perduto per me il ritorno, ma la gloria sarà immortale;
se invece ritorno a casa, nella mia terra patria,
perirà per me la nobile gloria,ma per lungo tempo avrò vita,
né potrebbe raggiungermi subito il destino di morte.

Achille – Iliade

Ecco Achille, e la sua scelta. Potrebbe tornare nella sua terra, starsene a casa in pantofole, invecchiare sorseggiando un buon passito. Potrebbe, ma … . Ma non ce la fa a scegliere una vita di pura e semplice quotidianità, benché priva di preoccupazioni materiali ed economiche. È talmente sbilanciato sul futuro dopo la vita, da contrarre il più possibile il presente in un’unica sequenza di gloria immortale. Come non condividere la sua scelta? Tanto dopo non c’è niente, anzi c’è il Nulla. Allora molto meglio fare di tutto per poter essere ricordati nei secoli da chi ancora non si è trasformato in ombra. Ad Ulisse, visitatore del regno dei morti, lo spirito di sua madre Anticlea dirà: “Noi siamo come sogni, come ombre, è quello che succede agli uomini dopo la morte, quando si brucia il corpo non rimane niente”. Un terribile destino, che solo la memoria può scalfire. È come se riecheggiasse il biblico vanitas vanitatum et omnia vanitas. E davanti a questo baratro stanno questi uomini che desiderano spietatamente accendere un fuoco, una luce capace di illuminare il buio eterno che li sovrasta. Che uomini! Senza speranza, se ne creeranno una loro.

Maco

Giu 162017
 

 

La lunga fila di navi taglia le onde. Sulle prore sono dipinti grandi occhi: servono per trovare la rotta. Le navi hanno un volto, come gli esseri umani. «Navi dalle guance di minio», dicono infatti gli aedi. Le navi di Agamennone attraversano il mare verso la patria, e sulla cresta delle onde duecento occhi spalancati scrutano l’orizzonte, le prue si alzano verso il cielo e di nuovo si abbassano, scompaiono nella schiuma, riappaiono. La flotta sembra un banco di enormi delfini che guizza sul mare.

Alcuni dicono che esistono navi capaci di trovare la via senza bisogno di timonieri né remi: come le navi dei misteriosi Feaci, che viaggiano da sole portate dal vento. Invece la flotta degli Achei ha bisogno di piloti esperti che riconoscano i segni delle brezze, il movimento delle nubi nel cielo, gli indizi delle tempeste e delle bonacce, le rocce bianche e rosse che disseminano le strade del mare e stanno come alberi di sasso piantati in mezzo alla distesa dell’acqua, punti di riferimento chiari nel sole: per questo molti scogli furono chiamati leukàs, «roccia bianca», e i piloti li conoscono uno per uno. Di notte, i nocchieri osservano le stelle, le Pleiadi e l’Orsa, e il ruotare silenzioso del cielo. Il piccolo carro indica il Nord, da dove scende il vento teso dell’Egeo, e bisogna tenerlo ben fisso. Se il tempo muta e le onde si alzano, i piloti conoscono le rade e i porti in cui è meglio ripararsi e cedere al sonno. Oppure ascoltare i racconti degli aedi, che attraversano il mare insieme ai guerrieri e ai mercanti, di costa in costa, si confondono con loro nel ventre dei porti, e dappertutto raccontano i nomi degli eroi e le battaglie: il luogo in cui uno cadde e l’altro tornò alle tende con le armi del nemico.

Una nave taglia le onde, ma subito l’acqua si richiude e la sua scia è cancellata. Anche molti uomini non lasciano segni dopo il loro passaggio. Invece un eroe è al servizio della sua memoria: sa fin dal principio che il suo destino è lasciare un ricordo dietro di sé, in modo che chi non è ancora nato conosca un giorno le sue imprese, e i figli le raccontino con orgoglio. Il solco della sua vita non deve sparire come quello delle navi. A che serve, altrimenti, vivere senza che nessuno più sappia che si è passati nel mondo? Questo è l’onore che ogni eroe difende. Muoiono ugualmente il codardo e il valente, ma solo al secondo è riservata la fama, mentre gli altri vengono inghiottiti dal nulla. Muore una volta sola il valoroso – si dice – e mille volte il codardo. Nessuno piangerà per lui, nessuno ricorderà il suo nome e questo fa davvero paura: tornare nel nulla dopo una brevissima vita luminosa senza essere ricordati è come non essere mai nati; il buio del tempo infinito prima di te ti ha generato, il buio di un altro tempo infinito ti attende. Ne sarai risucchiato, per diventare forse uno degli infiniti spettri che svolazzano nell’Ade pallidi e muti.

I soldati di Agamennone riposano stringendosi al petto le ginocchia, accovacciati sul ponte, con la pelle rigata dalle cicatrici mentre il vento agita i loro capelli. Tornano a casa, ciascuno ha una storia da raccontare, la sua storia. Poco o tanto, ognuno di loro ha lasciato una traccia, ha raggiunto la sua parte di fama. È ciò che viene detto gloria, kléos, ed è per ottenerla che un uomo coraggioso lotta con tutte le forze, come se ogni sua azione fosse l’ultima.

Non tutti raggiungono la gloria. La maggioranza degli uomini è come la spuma che torna a sfarsi in onda. Quando un giovane parte per la guerra, il padre gli consegna le armi e gli raccomanda di essere il primo, di non cedere mai davanti a nessuno, per non disonorare la stirpe degli avi. Nessuno è figlio di se stesso, perché il sangue generoso passa da una generazione all’altra. «Che tu sia più glorioso di me», raccomanda un padre al proprio figlio. La gloria passa nelle vene e si trasmette ai discendenti insieme alle ricchezze e alle terre, e la memoria di un nome famoso è l’eredità più bella che un padre possa lasciare. Alcuni conquistano fama in battaglia, altri perché sono saldi di mente, o scaltri, o primi nelle gare atletiche. Altri ancora, come Ulisse, perché sanno parlare bene in assemblea e le parole escono dalla loro bocca fitte come fiocchi di neve avvolgendo gli ascoltatori, piegandoli alla propria volontà.

G. Guidorizzi – Io, Agamennone

Bello questo libro del Prof. Guidorizzi. Vale il tempo dedicatogli. Un brivido su quella frase:  “il buio del tempo infinito prima di te ti ha generato, il buio di un altro tempo infinito ti attende.” Eppure per secoli e per milioni di uomini la morte fu sempre e solo questo. Scusate, è ancora e solo questo.

Ed è proprio dal buio di questo passato che emerge  Achille. Ma lo vedremo meglio, nel prossimo post.

Maco